Femminicidio o omicidio? Cosa cambia nel movente

Donna preoccupata guarda fuori dalla finestra, mentre una figura maschile sfocata si staglia nell'ombra. Un'atmosfera di tensione che evoca il timore di un femminicidio o omicidio.

Scritto da

Edilio Mancini

Pubblicato il

31 ott 2026

Indice

Quando una donna viene uccisa, la parola scelta per descrivere il fatto non è un dettaglio secondario. Capire se si tratta di femminicidio o omicidio permette di distinguere il semplice evento letale dal possibile movente legato al genere, leggere correttamente i dati e comprendere come dovrebbe muoversi un’indagine.

La differenza dipende dal movente e dal contesto della violenza

  • Ogni femminicidio è un omicidio, ma non ogni omicidio ai danni di una donna è femminicidio.
  • Il femminicidio riguarda l’uccisione legata a controllo, possesso, dominio, odio o discriminazione di genere.
  • La relazione tra vittima e autore, da sola, non basta: servono elementi concreti sul movente.
  • Nel 2024 Istat ha registrato 116 donne vittime di omicidio e stimato 106 femminicidi presunti.
  • Un’indagine completa analizza precedenti violenze, stalking, minacce, separazione e dinamica del delitto.

Donna con

La differenza tra femminicidio e omicidio parte dal movente

In senso generale, l’omicidio è la morte provocata da una persona ai danni di un’altra. Il termine descrive il fatto, ma non spiega necessariamente perché sia stato commesso. Può trattarsi di una rapina, di un conflitto tra gruppi criminali, di una lite degenerata, di un incidente causato da una condotta volontaria o di una violenza maturata all’interno di una relazione.

Il femminicidio è una categoria più specifica. Indica l’uccisione di una donna quando il suo essere donna, la sua autonomia o il suo rifiuto di una relazione diventano parte essenziale del movente. In questi casi l’omicidio si inserisce spesso in una dinamica di potere e controllo, non in un conflitto isolato.

Termine Cosa descrive Domanda da porsi
Omicidio La morte causata da un’altra persona, secondo modalità e responsabilità da accertare Come è stata provocata la morte?
Omicidio di una donna Un omicidio in cui la vittima è una donna, senza che questo dato dimostri da solo il movente Perché è stata scelta proprio quella vittima?
Femminicidio Un’uccisione collegata a disprezzo, dominio, possesso, discriminazione o violenza di genere La vittima è stata uccisa anche perché ha esercitato la propria libertà?

Una donna uccisa durante una rapina è certamente vittima di omicidio, ma il dato disponibile non basta per parlare di femminicidio. Al contrario, l’uccisione da parte di un partner o di un ex partner può rientrare nella violenza di genere quando emergono minacce, controllo, persecuzione o incapacità di accettare la fine della relazione.

Cosa cambia nel diritto italiano

Nel quadro italiano attuale il femminicidio non è più soltanto una categoria usata dalla criminologia, dalla sociologia o dal giornalismo. La legge n. 181 del 2025 ha introdotto nel Codice penale il delitto autonomo di femminicidio, collegandolo a motivi come controllo, possesso, dominio, rifiuto, discriminazione o odio nei confronti della donna.

Questo passaggio ha un effetto importante, perché riconosce sul piano giuridico la specificità di alcuni omicidi. Non significa però che ogni uccisione di una donna venga automaticamente qualificata in questo modo. In sede giudiziaria devono essere dimostrati gli elementi del fatto e il relativo movente, nel rispetto della presunzione di innocenza.

La definizione giuridica non cancella quella criminologica

La criminologia osserva il fenomeno in modo più ampio. Studia la storia della relazione, i comportamenti precedenti, il contesto sociale e la progressione della violenza. Il diritto, invece, deve stabilire se quei dati sono sufficienti per contestare e provare una specifica fattispecie di reato.

Per questo preferisco distinguere sempre tra femminicidio presunto, utilizzato nelle analisi statistiche, e femminicidio accertato con una decisione giudiziaria definitiva. Confondere questi due piani crea informazione imprecisa e può alimentare sia allarmismi sia minimizzazioni.

I dati mostrano perché la relazione conta

Secondo Istat, nel 2024 in Italia sono state uccise 116 donne. Sulla base delle variabili disponibili, 106 casi sono stati stimati come femminicidi presunti, pari al 91,4% degli omicidi con vittima femminile.

Dato 2024 Numero o percentuale Che cosa suggerisce
Donne vittime di omicidio 116 Il dato complessivo delle uccisioni
Femminicidi presunti 106, pari al 91,4% Una forte presenza di indicatori legati al genere
Omicidi in ambito familiare o affettivo Circa l’86,2% La relazione personale è spesso centrale
Donne uccise nella coppia 62 Il rischio riguarda anche partner ed ex partner

Questi numeri non dicono che il genere della vittima sia sufficiente per definire il reato. Dicono però che gli omicidi di donne hanno una distribuzione diversa rispetto a quelli degli uomini, soprattutto per il peso delle relazioni familiari e affettive. Nel 2024, le donne uccise da partner o ex partner sono state quasi sempre vittime di autori maschi, con 61 casi su 62.

Un altro aspetto spesso trascurato è la continuità della violenza. Il femminicidio, in molti casi, non nasce dal nulla: può essere preceduto da maltrattamenti, minacce, isolamento economico, controllo del telefono, stalking o aggressioni sempre più gravi. Non ogni escalation conduce a un omicidio, ma la presenza di questi segnali cambia radicalmente la lettura del rischio.

Come si legge un caso in chiave criminologica e investigativa

Quando analizzo un caso, non parto dalla spiegazione più rumorosa, come la gelosia o la presunta follia dell’autore. Ricostruisco piuttosto una sequenza di comportamenti, perché la dinamica precedente al delitto può spiegare meglio il movente della scena finale.

La storia precedente al delitto

  • Violenza già segnalata, denunce, accessi al pronto soccorso o interventi delle forze dell’ordine.
  • Stalking e controllo, inclusi pedinamenti, sorveglianza digitale e contatti insistenti.
  • Separazione o rifiuto, soprattutto quando l’autore non accetta la perdita della relazione o dell’autorità sulla vittima.
  • Minacce concrete, disponibilità di armi, minacce ai figli o propositi suicidari.
  • Escalation, cioè il passaggio da offese e intimidazioni a lesioni, strangolamento, aggressioni ripetute o distruzione dei beni.

La scena del crimine aggiunge altri elementi. Gli investigatori valutano la posizione del corpo, la presenza di violenza sessuale, l’accanimento, l’uso di strumenti specifici, il tentativo di occultamento e le eventuali condotte dell’autore dopo il delitto. Nessun singolo indizio è decisivo da solo, ma la combinazione di più elementi può delineare una motivazione di dominio o punizione.

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Gli elementi che non bastano da soli

La relazione sentimentale non trasforma automaticamente un omicidio in femminicidio. Allo stesso modo, la presenza di una malattia psichiatrica, l’uso di sostanze o una forte gelosia non spiegano da soli il movente. Possono essere fattori presenti, ma non devono diventare scorciatoie per evitare l’analisi della responsabilità e della storia di controllo.

Gli errori che confondono la distinzione

Il primo errore è parlare di delitto passionale. Questa espressione fa sembrare l’omicidio il risultato inevitabile di un sentimento intenso, mentre spesso oscura una scelta di possesso, la volontà di punire la vittima o il rifiuto della sua autonomia.

Il secondo errore consiste nel considerare femminicidio ogni omicidio con vittima femminile. Una classificazione seria deve verificare il contesto, la relazione, le condotte precedenti e le modalità dell’uccisione. Senza questi dati, il termine diventa una semplice etichetta.

Esiste poi un errore opposto, altrettanto grave: cercare nella condotta della vittima la causa della violenza. Aver lasciato il partner, aver denunciato, aver iniziato una nuova relazione o aver rifiutato un rapporto non sono provocazioni. Sono espressioni di autodeterminazione e non attenuano la responsabilità di chi aggredisce.

Anche i mezzi di comunicazione possono anticipare conclusioni che l’indagine non ha ancora dimostrato. Una cronaca responsabile dovrebbe distinguere tra fatto accertato, ipotesi investigativa e interpretazione criminologica, evitando dettagli morbosi e narrazioni che trasformano l’autore in un personaggio romantico o la vittima in un elemento della trama.

Il criterio che resta dopo la notizia

Per capire se si è davanti a un semplice omicidio di una donna o a un possibile femminicidio, la domanda più utile non è soltanto chi abbia ucciso, ma quale rapporto di potere abbia preceduto l’uccisione. Il punto decisivo è verificare se la violenza è stata usata per controllare, punire o cancellare la libertà della vittima.

La distinzione serve anche alla prevenzione. Leggere correttamente minacce, stalking, isolamento e separazioni ad alto rischio permette di intervenire prima che la violenza raggiunga il livello più grave. Un linguaggio preciso non risolve da solo il problema, ma rende più visibili i segnali e aiuta investigatori, professionisti e comunità a non chiamare “passione” ciò che spesso è controllo.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Quando emergono elementi che collegano l’uccisione a controllo, possesso, dominio, odio, discriminazione di genere o al rifiuto dell’autonomia della vittima. Il solo fatto che la vittima sia una donna non è sufficiente.

No. La relazione è un elemento importante, ma devono essere valutati dati concreti come minacce, stalking, controllo, violenze precedenti, separazione non accettata o escalation aggressiva.

Nel 2024 Istat ha registrato 116 donne vittime di omicidio e stimato 106 femminicidi presunti, pari al 91,4%. Circa l’86,2% degli omicidi è avvenuto in ambito familiare o affettivo e le donne uccise nella coppia sono state 62, in 61 casi per mano di un autore maschio.

Gli investigatori ricostruiscono la storia precedente al delitto, verificando denunce, maltrattamenti, stalking, minacce, isolamento, disponibilità di armi e segnali di escalation. Esaminano inoltre la scena del crimine, la posizione del corpo, l’eventuale violenza sessuale, l’accanimento, l’occultamento e le condotte dell’autore dopo l’uccisione.

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femminicidio omicidio violenza di genere stalking violenza domestica

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Edilio Mancini

Edilio Mancini

Mi chiamo Edilio Mancini e da 14 anni mi dedico con passione all'approfondimento della psicologia sociale, giuridica e della comunicazione. Ho scelto di concentrare la mia attenzione su questi ambiti perché credo fermamente nell'importanza di comprendere le dinamiche che regolano le nostre interazioni, sia a livello individuale che collettivo, e come queste si riflettano nel contesto legale e comunicativo. Il mio obiettivo è quello di rendere accessibili concetti complessi, analizzando fonti, confrontando prospettive e organizzando le informazioni in modo chiaro e fruibile per chiunque desideri approfondire questi temi. Mi impegno a fornire contenuti sempre aggiornati e accurati, per aiutarvi a navigare con maggiore consapevolezza le sfide e le opportunità che emergono da questi affascinanti campi.

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Commenti

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francesco79

Ah, finalmente un articolo che fa chiarezza! Perché, diciamocelo, tra "femminicidio" e "omicidio di donna" sembra quasi una gara a chi usa il termine più altisonante, ma poi la sostanza cambia eccome. Questo distinguo sul movente è fondamentale, altrimenti finisce che si fa di tutta l'erba un fascio e si perde di vista il vero problema. Bisogna proprio scavare a fondo, non basta dire "era la sua ex" per capire tutto, no? 😆

VE

VenomStrike

Articolo molto interessante, fa riflettere.

PA

Paola

Grazie per la chiarezza!

Edilio Mancini
Edilio ManciniAutore

Prego! :)